Fiordaliso – Simbolo di dolcezza

purple flowers on brown grass field

Vi ricordate i campi di grano di una volta? Ci avete mai giocato a nascondino da bambini? Io si, e mi ricordo non solo gli odori, ma anche i colori che erano una vera e propria goduria per gli occhi! 

A parte il papavero, che con il suo rosso vivace dominava queste colture, si poteva trovare anche il Fiordaliso con il suo acceso e inconfondibile bluette. Fiore per eccellenza per attirare e nutrire le api. Già Vincent Van Gogh aveva onorato questa meraviglia della natura con un suo dipinto…

Sono anni che non ho più pensato al fiordaliso ma quest’anno l’ho seminato  nell’orto  per fare del bene alle mie amiche api… poi, dopo aver osservato i fiori e aver fatto qualche riflessione, mi sono accorta che nei campi di oggi i suoi fiori non si vedono più.

Centaurea cyanus L. – Fiordaliso

Senza pensarci troppo ho fatto una piccola ricerca in rete e… cosa ho letto?

IN VIA DI ESTINZIONE!! La causa? Gli erbicidi!
Come? Il fiordaliso?
Sì, proprio lui!

Questo fatto, ma non solo, è degno di interrompere la pausa maternità/estate per farmi scrivere un articolo che ci faccia ricordare nuovamente di questa pianta meravigliosa e piena di proprietà benefiche sia per l’uomo che per la natura.

Il nome del Fiordaliso (scientifico: Centaurea cyanus L.) -una pianta erbacea biennale rustica che appartiene alla famiglia delle Asteraceae- deriva dal francese fleur de lis.
La pianta, a parte il fiore che è formato da petali lunghi e sottili con una corolla centrale scura, ha le foglie lanceolate di colore grigio verde ed un fusto eretto alto tra i 20 e gli 80 centimetri.

Originaria dell’Europa, del Nord America e dell’Asia, esiste oggi con un’ampia gamma di colori e dimensioni che rendono la pianta perfetta per le bordure (di aiuole) in giardino.

purple flower in macrophotography
purple flowers in tilt shift lens

Terreno:
La pianta è molto adattabile ma, per crescere bene in giardino o nel vaso, ha bisogno di un terreno ben concimato (va benissimo lo stallatico) e -nelle zone del sud- di un irrigazione costante ogni 2/3 giorni, evitando ristagni che causerebbero l’oidio detto anche “mal bianco”.

Semina e cura della coltura:
Difficilmente si trovano piante già pronte da piantare e anche i semi si trovano soltanto presso rivenditori specializzati, spesso in bustine miste per prati naturali composte da sementi di fiordaliso, papavero e margherite. La semina di solito avviene a fine settembre o all’inizio della primavera, in una posizione di pieno sole per avere una crescita e una fioritura abbondante. La distanza tra le file dovrebbe essere intorno ai 40 cm e quella tra le singole piante intorno ai 20/40 cm. Per le varietà più alte si possono invece predisporre dei sostegni, come ad esempio le fronde ramificate dei noccioli.

close up shot of fresh herbs
blue flowers on round ceramic bowl
spices and herbs on wooden board

Raccolta:
La raccolta dei fiori avviene durante il periodo di fioritura -tra maggio e luglio- per poi usarli in cosmetica o come rimedio naturale.

Medicina dalle mille proprietà:
Un rimedio naturale utilizzato per l’uso sia interno che esterno.

L’Acqua di fiordaliso:
Si prepara per il benessere di occhi stanchi o con congiuntivite attraverso un semplice decotto di fiori freschi: dopo la bollitura (di circa 15 minuti), una  volta filtrato si può usare come semplice tonico o struccante. Un uso costante invece
garantisce effetti decongestionanti e lenitivi  in caso di occhi gonfi o stanchi.

*DISCLAIMER – NOTA BENE
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo e non sostituiscono un parere medico.
Non tutti gli impieghi del Fiordaliso qui riportati sono approvati e/o supportati dalle opportune verifiche sperimentali, oppure non le hanno superate. Per questo motivo, potrebbero essere privi di efficacia o risultare addirittura dannosi per la salute. Prima di utilizzare il Fiordaliso o i prodotti che lo contengono come rimedio contro qualsivoglia problema o disturbo, è sempre opportuno chiedere il consiglio preventivo del proprio medico.

La farmacia degli Dei – Sambucus nigra L.

Se uno mi chiedesse se ho una stagione preferita allora gli risponderei di No. Semplicemente perché ogni stagione ha la sua bellezza che la natura ci rivela in tutte le sue meraviglie. Bisogna solo prendersi tempo per osservarla. Ora in Primavera, la stagione segnata dal Risveglio, dalla Rinascita e dalla Risurrezione, spuntano boccioli e fiori in ogni dove. Questo tempo dell’anno è segnato dal sussurro degli insetti, dal profumo dei fiori che cambia con l’orario del giorno e dal sole che dolcemente inizia a scaldare la terra.

Elderflower tree

Oggi voglio presentarvi il sambuco commestibile il cui nome scientifico è Sambucus nigra, da non confondere con il Sambucus ebulus (quello velenoso di forma erbacea con altezza massima di 150cm). Da bambini, durante le giornate in campagna, abbiamo usato il legno dei rami più teneri del sambuco per realizzare bicchierini o cannucce e fischietti. Il legno del sambuco è leggero ma al contempo elastico e resistente, ed è proprio per questo che gli agricoltori di una volta lo usavano per autoprodurre i manici dei attrezzi agricoli. La raccolta deve avvenire a novembre, tagliando rami spessi e belli dritti da 180/200 cm per poi ammorbidire le due estremità (il lato dei tagli) con del grasso (tipo quello per le scarpe o altro grasso che non diventa rancido). Dopodiché va appeso per un anno, poi lavorato, ingrassato nuovamente e appeso per un altro anno. Dopo due anni il manico di sambuco è pronto per l’uso.

Sambucus nigra L. – Sambuco commestibile

Il Sambuco è un arbusto/albero di media altezza, cresce fino a 5 metri di altezza e fa parte della famiglia delle Caprifoliaceae. Proveniente dall’Europa e dal Caucaso, si può trovare lungo le strade, nei ruderi e nei fossi fino ad una quota di 1.400 metri. Fiorisce in primavera (fine aprile/inizio maggio) e fruttifica in pieno Estate (agosto/settembre). I fiori, con colore bianco sporco/giallastro come anche i frutti che a piena maturazione hanno un colore nero, sono raccolti a grappoli e sono presenti nelle numerose ramificazioni.

Storia:

Nell’antichità si attribuivano poteri magici e curativi al Sambuco ed è per questo che all’epoca era vietato tagliare la pianta. Essa lo si trovava spesso vicino alle case contadine ed ai monasteri per tenere lontano gli spiriti maligni. Nell’antica Grecia e Roma si usava “la sambuca” un istrumento musicale come il flauto, la cornamusa o il trombone, tutti istrumenti realizzati con il legno di sambuco. Il nome Sambuco deriva infatti dal greco, sambuké, che tradotto significa flauto, in quanto il legno fu utilizzato per fabbricare strumenti musicali.

road under stone arch in old town
close up of a wooden door

Proprietà dell’ortica e uso
La pianta è conosciuta sin dai tempi di Ippocrate (quest’ultimo la chiamava “Farmacia degli Dei”) per via delle numerose proprietà tramandate dalla tradizione. Ha una forte azione Antiossidante e antiinfiammatoria grazie alla grande concentrazione di Flavonoidi e composti Fenolici.

Tutte le parti della pianta contengono cianuro, ovvero una tossina presente anche nei semi di albicocca e di mandorla. Tuttavia le persone non sono morte ingerendo delle bacche immature, corteccia o radici crude di sambuco, piuttosto si hanno sintomi come nausea, vomito e diarrea.

I fiori e le bacche mature, ben cotte, non contengono cianuro e non sono velenosi! Anzi il succo ottenuto dalle bacche, viene utilizzato per la sua azione lassativa o bevuto caldo con del succo di limone ha dei benefici per il sistema immunitario.

I fiori, grazie alle flavonoide e gli oli essenziali, hanno delle proprietà diuretiche ed emollienti, favoriscono la sudorazione in caso di febbre e agiscono contro il raffreddore, la bronchite, la sinusite e la cistite. L’infuso dei fiori al 5% è infatti molto utile in caso di raffreddore, febbre, dolori reumatici e malattie infiammatorie dell’apparato respiratorio. A livello terapeutico già l’OMS riconobbe nel 1999 l’uso del sambuco come Diaforetico, ed ancor prima nel 1986 la Commissione Tedesca ne approvò il trattamento nel raffreddore.

Per preparare una tisana ai fiori di Sambuco, vanno messi circa due cucchiaini di fiori essiccati in 250 ml di acqua in infusione per 7 minuti. Anche le bacche nere mature, possono essere usate dopo la cottura per poter prepararne


*DISCLAIMER – NOTA BENE
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo e non sostituiscono un parere medico.
Non tutti gli impieghi del sambuco qui riportati sono approvati e/o supportati dalle opportune verifiche sperimentali, oppure non le hanno superate. Per questo motivo, potrebbero essere privi di efficacia o risultare addirittura dannosi per la salute. A causa del contenuto di glicosidi cianogenetici l’uso deve essere limitato. Prima di utilizzare il Sambuco o i prodotti che lo contengono come rimedio contro qualsivoglia problema o disturbo, è sempre opportuno chiedere il consiglio preventivo del proprio medico.

Ortica – l’erba cattiva

Flowering white dead-nettle plant

Puncica e brucia!

Chi non la conosce e chi di noi non ha dei ricordi di incontri spiacenti con l’ortica?

Non importa se si è grandi o piccoli, toccare l’ortica non fa piacere per niente. Ahimè, anch’io pensando alla mia infanzia, ho un ricordo di un incontro ravvicinato piuttosto sgradevole.

Durante una gara nelle vacanze estive, presi una scorciatoia e cascai dentro una scarpata piena di ortica: mamma mia, quanto fece male!

Tuttavia, nonostante questo momento molto doloroso, adoravo quando mamma mi preparava gli spinaci all’ortica. Un piatto semplice, accompagnato da patate ed un uovo cucinato all’occhio di bue… ma prima di arrivare alla ricetta, vorrei provare a fare una sintesi di tutti i benefici e delle modalità d’uso dell’ortica.

L’ortica – Urtica dioica L.

È proprio in questa stagione in cui quest’erba pungente si trova ovunque. Dopo le pioggie invernali e con l’arrivo del primo caldo, i fusti teneri dell’ortica spuntano fuori come funghi. Per questo motivo, la pianta è spesso odiata dai giardinieri e dagli ortolani; da molti di loro e’ anche meglio definita come “l’erba cattiva” perché purtroppo, non conoscendone i benefici preziosi, la ritengono inutile e fastidiosa. Non nego che, in passato, anche io ho dato a quest’ erbacea un bassissimo valore.

Provenienza:

L’Urtica dioica L. (ortica comune), è una pianta erbacea perenne, con altezza dai 30 ai 120 cm, conosciuta sin dai tempi degli Egizi, nativa dell’Europa, dell’Asia e del Nord Africa e naturalizzata nelle Americhe e in Australia.

Ha dei peli chiamati tricomi, che, se si spezzano, rilasciando un liquido (acido formico) che causa il fastidioso bruciore

Storia:

C’è chi racconta che ai tempi dì Giulio Cesare, l’ortica fu usata per mantenere svegli i soldati. 

Fino alla prima guerra mondiale, le fibre della pianta vennero impiegate nel campo tessile per la realizzare vestiti e carta. I primi tessuti realizzati con la fibra d’ortica furono scoperti in Danimarca e risalgono alla tarda Età del Bronzo. Le foglie verdi, con le loro grandi quantità di clorofilla, vengono usati per creare un colorante alimentare (E140).

nettle leaves in close up
green leaves in clear glass cup

Proprietà dell’ortica:

L’ortica ha ottime proprietà benefiche grazie alla quantità di minerali (calcio, manganese, potassio, magnesio, ferro e rame), vitamine e proteine (circa 40%!) che contiene. Ha proprietà, dietetiche, diuretiche, depurative, antinfiammatorie, antiforfora e contro la caduta dei capelli, antiemorroidanti e astringenti. Le foglie dell’ortica sono un’eccellente sorgente di Omega-3 e clorofilla. Grazie a quest’ultima, la pianta può essere considerata un ottimo ricostituente naturale per unghie e capelli. Inoltre, i suoi semi sono vermifughi e grazie all’alto contenuto di proteine e grassi, posso produrre calore al corpo. Per cui, quando fa freddo, proviamo a scaldare i nostri polli anche coi semi di ortica o con pastoni di foglie fatte essiccare, nella speranza di vederne aumentare la produzione di uova, come pare possa accadere coi semi di Cannabis sativa.

Avvertenza: non è adatta alle persone diabetiche e donne in gravidanza.

*DISCLAIMER – NOTA BENE
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo e non sostituiscono un parere medico.
Non tutti gli impieghi dell’ortica qui riportati sono approvati e/o supportati dalle opportune verifiche sperimentali, oppure non le hanno superate. Per questo motivo, potrebbero essere privi di efficacia o risultare addirittura dannosi per la salute anche se nella letteratura non sono noti effetti collaterali o particolari precauzioni d’uso.
Prima di utilizzare l’ortica o i prodotti che la contengono come rimedio contro qualsivoglia problema o disturbo, è sempre opportuno chiedere il consiglio preventivo del proprio medico.

La fava – verdura dei poveri?

“Meglio fave in libertà, che capponi in schiavitù” antico proverbio Italiano

fava beans

Una volta le fave facevano parte del cibo dei poveri contadini. Mentre i ricchi si mangiavano le lasagne, i poveri mangiavano le fave. Tanto è vero che le fave in tedesco sono chiamate ‘Saubohne’ che tradotto vuol dire fagiolo del maiale.

Ma sono veramente per i maiali o per gente povera?

Nella tradizione romana, le fave fresche con il pecorino, sono associate ai festeggiamenti (con una scampagnata) per l’arrivo della primavera il primo Maggio; magari anche un buon vino bianco, un pezzo di pane fresco e olio extra vergine d’oliva – non mi sembra proprio da maialini insomma!

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Grazie ai benefici per la salute, sono classificate come superfood e spesso inseriti nelle diete.
Con gli occhi di oggi, la fava sembra invece più una verdura per persone che amano la natura e seguono una vita ed alimentazione sana.


Provenienza – Storia – Habitat
La fava (Vicia faba L., 1753) è una pianta appartenente alla famiglia delle Leguminose o Fabacea che risulta coltivata dalle nostre parti fin dall’antichità.
Grazie all’esistenza di svariate leggende si sa che la coltivazione e il consumo delle fave risale a millenni avanti Cristo. Proveniente dal medio oriente si è poi diffusa in Grecia, Italia ed il resto d’Europa dove ha nutrito per secoli i più poveri del mondo. Se mi fermo a riflettere, non ho tuttavia mai visto le fave in un supermercato austriaco… saranno i giovani d’oggi che non le chiedono s apprezzano…
Specialmente durante le guerre e i disordini nei vari paesi faceva parte del cibo fondamentale in quanto la farina delle fave secche veniva miscelata con la farina di grano e usata per fare il pane.

Coltivazione
Le fave sono piante annuali con semina in autunno o primavera. Se si semina a novembre, così come abbiam fatto nel nostro orto, allora a febbraio si trovano già piantine di una altezza di circa 40 cm.
La distanza tra le file deve essere di circa 70 cm e i semi hanno una distanza di 20 cm tra di loro. Se la semina avviene in autunno è importante far si che i semi non vengano mangiati dagli uccelli, quindi coprite con una rete o delle frasche.

La coltivazione in se non è complicata, importante è la rincalzatura durante la crescita per proteggere la pianta dal freddo e per darle la possibilità di sviluppare radici più forti.

La raccolta avviene circa 4-5 mesi dopo la semina, in generale tra maggio e giugno.

RIPRODUZIONE
La riproduzione avviene per seme e la durata della facoltà germinativa varia dai 4 ai 6 anni.

Benefici
Le fave hanno un alto contenuto di proteine, potassio, ferro, magnesio, l’acido ascorbico e acido folico(che però in cottura perde l’effetto)

Le fave contengono pochi grassi e quindi sono perfette per essere inserite nelle diete. Hanno un alto contenuto di fibre e di conseguenza aiutano a stabilizzare il livello di colesterolo nel sangue e a prevenire il diabete. In generale un elevato consumo di fibre può ridurre il rischio di infarto e ictus.
Inoltre contengono la vitamina A che rende la pelle sana, luminosa e aiuta lo sviluppo delle ossa.

Disclaimer FAVE – controindicazioni ed effetti collaterali:
Il favismo è un’anomalia genetica che interessa alcuni enzimi contenuti nei globuli rossi e comporta l’assoluta necessità di evitare l’assunzione di fave.

*DISCLAIMER – NOTA BENE
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo e non sostituiscono un parere medico.
Non tutti gli impieghi qui riportati sono approvati e/o supportati dalle opportune verifiche sperimentali, oppure non le hanno superate. Per questo motivo, potrebbero essere privi di efficacia o risultare addirittura dannosi per la salute anche se nella letteratura non sono noti effetti collaterali o particolari precauzioni d’uso.
Prima di utilizzare le fave o i prodotti che le contengono come rimedio contro qualsivoglia problema o disturbo, è sempre opportuno chiedere il consiglio preventivo del proprio medico.

Rafano – Barbaforte – Cren

In Austria tutti lo conoscono e durante l’inverno quasi tutti ce l’hanno in frigo. Un tubero a prima vista legnoso e inodore ma se si sbuccia e schiaccia, il suo odore è aggressivo; pizzica e punge nel naso ed il suo sapore è inconfondibile! Una volta in bocca è talmente pungente, deciso e persistente che ti libera tutte le vie respiratorie.

Parlo del Cren, in italiano detto anche “Rafano” o “Barbaforte”.

Una radice antica, conosciuta da oltre 3000 anni che contiene numerose proprietà nutrizionali. Ancora più significative sono le sue proprietà antinfiammatorie e antibatteriche. In più favorisce la digestione e rinforza il sistema immunitario in quanto è ricco di vitamina C. Ma ha anche funzioni antiparassitarie come l’aglio e il limone. Sono state riscontrate proprietà terapeutiche verso la cistite.

Non è finita qui, grazie all’isotiocianato dì allile (AITC), il liquido oleoso dì sapore senape-piccante, possiede efficacia antitumorali in quanto agisce sulle cellule sane per rallentare la morte e quindi è un ottimo alleato nella prevenzione del cancro.

Nel periodo stagionale invernale si usa per prevenire o combattere il raffreddore, preparando uno sciroppo con 1 parte di miele, 1 parte di rafano grattugiato fresco e 1 parte di succo di limone.

Coltivazione: Il rafano ama i luoghi freschi e terreni umidi. Nei paesi d’origine dell’est Europa, tra la Polonia e la Romania è possibile ancora trovare piante selvatiche di rafano ai margini di campi o terreni agricoli e anche ai bordi stradali. Per coltivarlo in giardino invece,  il tubero va piantato in un luogo fresco e umido, utilizzando un tubo di diametro 15 cm, lungo circa 40 cm. In questo modo infatti, la radice cresce bella dritta e profonda.  Il tubero viene raccolto dal secondo anno in poi e può arrivare a una lunghezza di 50/60 cm.

Horseradish (Armoracia rusticana)

Cochlearia Armoracia Il nome scientifico del Cren ‘Armoracia rusticana’ viene da Armorica o Aremorica,  il nome che nell’antichità era dato all’odierna Bretagna e ai territori compresi tra la Senna e la Loira, dove la pianta è stata coltivata per secoli.

Horseradish (Cochlearia armoracia) illustration from Medical Botany (1836) by John Stephenson and James Morss Churchill.

Antichità

Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), nel suo Naturalis historia scrisse: «Democrito ritiene che mangiare il rafano stimoli il desiderio sessuale…»

Ed anche la Santa Hildegard Von Bingen, nella sua “Physica natura”, parla delle proprietà del rafano: «Va bene in primavera per persone sane e forti, poiché esso rinvigorisce in esse la “viridità”, il vigore dei loro buoni umori. Quando però la sua pelle diventa dura, allora esso è pericoloso, poiché non ha più il vigore e rende l’uomo arido, come se egli mangiasse del legno. Un uomo magro e smilzo che volesse mangiare del rafano, ne mangi poco, per prendere un po’ di forza; se ne dovesse mangiare molto, ne soffrirebbe, perché lui stesso ha solo delle forze limitate.»

Disclaimer Rafano: controindicazioni ed effetti collaterali

Non sembrano esserci particolari controindicazioni per il consumo del rafano, tenuto conto anche delle esigue quantità che normalmente è possibile assumere di questa radice.

*DISCLAIMER – NOTA BENE
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo e non sostituiscono un parere medico.
Non tutti gli impieghi qui riportati sono approvati e/o supportati dalle opportune verifiche sperimentali, oppure non le hanno superate. Per questo motivo, potrebbero essere privi di efficacia o risultare addirittura dannosi per la salute anche se nella letteratura non sono noti effetti collaterali o particolari precauzioni d’uso.
Prima di utilizzare la rosa canina o i prodotti che la contengono come rimedio contro qualsivoglia problema o disturbo, è sempre opportuno chiedere il consiglio preventivo del proprio medico.

Rosa canina* Rosa selvatica*

Una rosa non ha bisogno di predicare. Si limita a diffondere il proprio profumo” (Mahatma Gandhi)

La rosa canina è un arbusto spinoso perenne che appartiene alla famiglia delle Rosaceae. Cresce nei sottoboschi, ai bordi delle strade ed è molto robusto al freddo. I suoi “falsi frutti” rossi vengono usati nella medicina naturale per il loro ricco contenuto di vitamina C e perché facilitano l‘assunzione di ferro. I cosiddetti “falsi frutti” (1) contengono addirittura da 50 a 100 volte più vitamina C degli agrumi e nei vari libri vengono consigliate per combattere le infezioni alle vie respiratore (orecchie, naso e gola) e per prevenire influenze e raffreddori, in particolare nei bambini. Assunte in modo regolare hanno un effetto positivo per chi soffre di artrosi e abbassano il livello di colesterolo.

(1) In realtà dal punto di vista botanico i veri frutti della Rosa Canina non sono le bacche rosse che conosciamo e che vediamo nelle foto e non fanno parte della famiglia delle bacche ma dei frutti a guscio. Quest’ultimi infatti si trovano in forma di piccolissime noccioline all’interno, non sono commestibili e hanno delle setole che causano irritazione e bruciore.

Come riconoscere la Rosa Canina:
La forma delle bacche è assai unica e inconfondibile quindi per distinguerle non serve una particolare conoscenza botanica; e si possono raccogliere fino al giorno del primo gelo d’inverno.

Le cure antiche:
Già la Santa Ildegarda nei suoi libri consigliava l’assunzione della Rosa Canina per la cura dello stomaco. Infatti secondo la Santa l’uso della polpa poteva alleviare il problema di indigestione e/o ulcere allo stomaco. La sconsigliava però quando il malato aveva anche altre patologie.

Oggi invece si possono trovare vari prodotti a base di Rosa Canina: dal semplice integratore in forma di capsula, alla tintura madre oppure l’olio di rosa canina (usato nell’ambito cosmetico). Anche la polvere di rosa canina o i frutti per le tisane si possono acquistare.

cup of tea
Io personalmente la uso parecchio nelle tisane in forma essiccata ma anche nello yogurt in forma di polvere.

Per le tisane una volta raccolte le “bacche”, le pulisco alle due estremità e le faccio essiccare al sole senza togliere i semi all’interno, non occorre toglierli in quanto le bacche restano chiuse. Quando preparo le tisane aggiungo circa 5/6 bacche per litro d’acqua. Danno un buon sapore e rilasciano un colore rosso intenso. Non cuocendole troppo si sfruttano meglio le loro sostanze benefiche e curative.

Per fare la polvere invece bisogna togliere i semi, lavare accuratamente le bacche e farle essiccare al sole o al forno fino a che non risultino croccanti. Una volta essiccate bene si frullano fino ad ottenere una polvere fine che si può aggiungere allo yogurt o agli Smoothie.

Si possono anche preparare delle marmellate assai buone. Ma il lavoro è un po’ come quello che serve per fare la marmellata di visciola. Un lavoro moooolto faticoso, se non di più.

*DISCLAIMER – NOTA BENE
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo e non sostituiscono un parere medico.
Non tutti gli impieghi della rosa canina qui riportati sono approvati e/o supportati dalle opportune verifiche sperimentali, oppure non le hanno superate. Per questo motivo, potrebbero essere privi di efficacia o risultare addirittura dannosi per la salute anche se nella letteratura non sono noti effetti collaterali o particolari precauzioni d’uso.
Prima di utilizzare la rosa canina o i prodotti che la contengono come rimedio contro qualsivoglia problema o disturbo, è sempre opportuno chiedere il consiglio preventivo del proprio medico.