In Austria tutti lo conoscono e durante l’inverno quasi tutti ce l’hanno in frigo. Un tubero a prima vista legnoso e inodore ma se si sbuccia e schiaccia, il suo odore è aggressivo; pizzica e punge nel naso ed il suo sapore è inconfondibile! Una volta in bocca è talmente pungente, deciso e persistente che ti libera tutte le vie respiratorie.

Parlo del Cren, in italiano detto anche “Rafano” o “Barbaforte”.
Una radice antica, conosciuta da oltre 3000 anni che contiene numerose proprietà nutrizionali. Ancora più significative sono le sue proprietà antinfiammatorie e antibatteriche. In più favorisce la digestione e rinforza il sistema immunitario in quanto è ricco di vitamina C. Ma ha anche funzioni antiparassitarie come l’aglio e il limone. Sono state riscontrate proprietà terapeutiche verso la cistite.
Non è finita qui, grazie all’isotiocianato dì allile (AITC), il liquido oleoso dì sapore senape-piccante, possiede efficacia antitumorali in quanto agisce sulle cellule sane per rallentare la morte e quindi è un ottimo alleato nella prevenzione del cancro.
Nel periodo stagionale invernale si usa per prevenire o combattere il raffreddore, preparando uno sciroppo con 1 parte di miele, 1 parte di rafano grattugiato fresco e 1 parte di succo di limone.
Coltivazione: Il rafano ama i luoghi freschi e terreni umidi. Nei paesi d’origine dell’est Europa, tra la Polonia e la Romania è possibile ancora trovare piante selvatiche di rafano ai margini di campi o terreni agricoli e anche ai bordi stradali. Per coltivarlo in giardino invece, il tubero va piantato in un luogo fresco e umido, utilizzando un tubo di diametro 15 cm, lungo circa 40 cm. In questo modo infatti, la radice cresce bella dritta e profonda. Il tubero viene raccolto dal secondo anno in poi e può arrivare a una lunghezza di 50/60 cm.

Cochlearia Armoracia – Il nome scientifico del Cren ‘Armoracia rusticana’ viene da Armorica o Aremorica, il nome che nell’antichità era dato all’odierna Bretagna e ai territori compresi tra la Senna e la Loira, dove la pianta è stata coltivata per secoli.

Antichità
Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), nel suo Naturalis historia scrisse: «Democrito ritiene che mangiare il rafano stimoli il desiderio sessuale…»
Ed anche la Santa Hildegard Von Bingen, nella sua “Physica natura”, parla delle proprietà del rafano: «Va bene in primavera per persone sane e forti, poiché esso rinvigorisce in esse la “viridità”, il vigore dei loro buoni umori. Quando però la sua pelle diventa dura, allora esso è pericoloso, poiché non ha più il vigore e rende l’uomo arido, come se egli mangiasse del legno. Un uomo magro e smilzo che volesse mangiare del rafano, ne mangi poco, per prendere un po’ di forza; se ne dovesse mangiare molto, ne soffrirebbe, perché lui stesso ha solo delle forze limitate.»
Disclaimer Rafano: controindicazioni ed effetti collaterali
Non sembrano esserci particolari controindicazioni per il consumo del rafano, tenuto conto anche delle esigue quantità che normalmente è possibile assumere di questa radice.
*DISCLAIMER – NOTA BENE
Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo e non sostituiscono un parere medico.
Non tutti gli impieghi qui riportati sono approvati e/o supportati dalle opportune verifiche sperimentali, oppure non le hanno superate. Per questo motivo, potrebbero essere privi di efficacia o risultare addirittura dannosi per la salute anche se nella letteratura non sono noti effetti collaterali o particolari precauzioni d’uso.
Prima di utilizzare la rosa canina o i prodotti che la contengono come rimedio contro qualsivoglia problema o disturbo, è sempre opportuno chiedere il consiglio preventivo del proprio medico.